Onde, ghiaccio e Cavallino: cronache di uno spritz che voleva stare tranquillo

Stavo lì, tranquillo, con il ghiaccio che tintinnava nel bicchiere e lo spritz perfetto davanti, convinto che per una volta il motorsport potesse aspettare. Quella pace da aperitivo che dura sempre troppo poco, perché puntuale arriva lei: Ferrari. E quando arriva Ferrari, lo sai già che non sarà mai una cosa semplice tipo “abbiamo fatto una barca”. No, loro hanno fatto Hypersail.

E mentre io cerco l’equilibrio tra prosecco e aperitivo, loro decidono che il mare non basta più, che bisogna anche volarci sopra. Un monoscafo da 100 piedi che non si limita a navigare, ma letteralmente si alza sull’acqua. Io al massimo mi alzo dallo sgabello con un leggero ritardo. Nella mia testa vedo la scena: Matteo Lanzavecchia che parla di energia recuperata da vento e sole, Flavio Manzoni che disegna linee perfette, Guillaume Verdier che trasforma tutto in qualcosa che sfida l’oceano… e io nello stesso momento che cerco di capire se il ghiaccio regge ancora un altro giro.

La cosa incredibile è che lì dentro niente è casuale: ogni forma nasce dal vento, ogni superficie ha uno scopo, persino i pannelli solari li puoi calpestare senza sembrare uno in vacanza con le infradito. Io invece sto ancora cercando di capire se il secondo spritz è una brillante intuizione o l’inizio di una trattativa con me stesso. Poi arriva la livrea, e capisci che sì, è tecnologia pura, ma è sempre Ferrari. Il Giallo Fly non è solo un colore, è storia, è identità, è un richiamo a Luigi Musso e a tutto quello che rappresenta. E la cosa più divertente è il nome: “Fly”. Che sembra quasi una battuta, finché non realizzi che questa cosa vola davvero. Accanto, il grigio del carbonio, tecnico ed elegante, tipo quello che ordina acqua mentre tu sei già al secondo spritz e fai finta di avere tutto sotto controllo.

E mentre io continuo a raccontarmela, loro piazzano pure un’installazione sopra HIGHLINE Milano, affacciata sul Duomo, come a dire: “tranquilli, siamo arrivati anche qui”. A quel punto guardo il mio bicchiere, il ghiaccio ormai ha fatto metà gara e lo spritz pure, e capisco una cosa: Ferrari non cambia solo le regole, cambia proprio il gioco. Prima l’asfalto, poi l’elettrico, adesso l’oceano… ma volando. Io invece resto qui, fedele al mio aperitivo, che non volerà mai, ma almeno non ha bisogno di ingegneria aerodinamica per funzionare.

E ricordalo: lo spritz è un piacere, non un copilota. Sorseggia con prudenza e mai metterti alla guida dopo aver bevuto.

- / 5
Grazie per aver votato!